Il Braccio Del Diavolo

Le Tre Chiavi

XI
Nella regione est di Elisianbeth
Corni si sentirono echeggiare in lontananza. Nel piccolo villaggio rurale gli abitanti si chiusero nelle proprie abitazioni, sprangando gli ingressi e le imposte alla meglio.
Erano ancora nelle terre di Elisianbeth, nonostante ciò incuteva sempre un certo effetto il passaggio di un tale esercito.
Entrarono nel villaggio otto cavalieri, armature color del ghiaccio ed elmi con corna. La stazza era imponente resa più prepotente dai destrieri corazzati su cui montavano. La mano reggeva una lunga picca dove per ogni punta veleggiava lo stendardo del regno di Kaalalit , un drago sputa fuoco.
Erano una parte dei corazzieri del Re, avevano l ordine di perlustrare il villaggio per un passaggio sicuro.
Non trovarono anima viva, solo fango fino ad affondare per quelle strade troppo povere anche per quel villaggio.
Uno di essi soffio dentro un corno, il suono che ne uscì fu un tono basso che riecheggiava fin dentro le case dei contadini, faceva accapponare la pelle.
Era il segnale, il passaggio era sicuro, il grosso del esercito poteva muoversi.
vestiti come si conveniva a un soldato semplice del nord. Un abito in cuoio spezzato da una larga cintura, sulle spalle una pelliccia di lupo per le stagioni di pioggia o di orso per la stagione del freddo. Nessuna corazza solo un elmo borchiato e pesanti stivali rinforzati sui polpacci.
Le armi come da tradizione erano uguali per tutti. Un grande scudo di legno massiccio era legato sulle spalle, sul dorso dello stesso due asce incrociate. Guerrieri conosciuti per la loro tempra d acciaio e il loro furore sul campo di battaglia, non avevano bisogno d altro.
I primi a procedere erano uomini con addosso un tamburo, colpendo con lo stesso ritmo davano il tempo a quella macabra sfilata.
Seguiva il corpo dei corazzieri che precedevano il Re che si muoveva a dorso di un grosso alce nero con i palchi delle corna enormi. Al suo fianco sul carro reale sua moglie la Regina , esile donna e albina. Subito dietro i contabili e i consiglieri di corte e la servitù con tutto il necessario desiderasse un Re che si muoveva a guerra.
Poi veniva il resto del esercito con in testa la cavalleria, le truppe a piedi a seguire e in fondo la temuta retrovia del nord.
La colonna si arrestò in quello che doveva essere il centro del villaggio.
I tamburi smisero di suonare, un corazziere urlò. “C’è nessuno, c’è nessuno” non si sentì altro che il silenzio.
“Gron vecchio caprone mai nessuno ti risponderà. Saranno rintanati nelle loro case a cagarsi addosso”
Sentenziò la Regina facendo capolino con la testa tra le tende del carro.
“Moglie credo che tu abbia proprio ragione. Da quanto tempo siamo in viaggio” ordino il Re a un servo dietro il carro.
“Mio Re da tre settimane e due giorni”
“Quasi un mese e già non ne posso più di sentire quella strega sputa sentenze. Loki, bussa alla prima porta e se devi usa la forza per portare fuori uno di questi cani”
Loki generale delle truppe del nord è fidato compagno di Gron obbedì smontando da cavallo. E avvicinandosi alla prima costruzione. Non si diede neanche il fastidio di bussare, sfondò la porta con un calcio e ascia in mano entrò. In un angolo del unica stanza erano rintanati un padre una madre e i loro due figli. Di Loki era conosciuta solo la sua crudeltà, senza proferire una parola prese l uomo quasi sollevandolo da terra, lo getto come immondizia sulla strada facendoli affondare il volto nel fango.
Aveva piovuto per giorni in quella regione ad est, in quel momento aveva smesso ma le nuvole erano minacciose e questo metteva dì malumore Gron.
Il contadino tirandosi su si ritrovò contro il muso del alce, ne poteva sentire il calore del respiro.
Il Re senza guardarlo in faccia gli chiese. “Sai chi sono io verme? Ho viaggiato per quasi un mese lasciando il mio incantevole regno per venire fin qua giù in questa latrina. Per quanto dovrò viaggiare per raggiungere l altopiano del valico di Drak”
L uomo guardava il fango troppo intimorito per alzare gli occhi. Ci volle un mal rovescio di Loki per spronarlo a parlare.
“Tu, tu sei Re Gron di Kaalalit. Sei quasi arrivato mio Signore. L altopiano e a due ore da qui seguendo il sentiero a nord-est. È un viaggio comodo senza intralci se non il fango, le strade son ben battute.
“Bene , molto bene. Loki fa venire una staffetta “ Il generale fece un cenno, un soldato a cavallo si staccò e si presentò davanti al Re.
“Si mio Signore ““Prosegui in fretta verso nord-est vai ad annunciare alla Leonessa il nostro arrivo”
“Si mio Re” il soldato parti spedito con quel semplice ordine.
“Loki comanda un gruppo di uomini fidati a perlustrare i boschi che costeggiano il sentiero. Non dovrebbero esserci problemi ma siamo vicino al confine meglio essere cauti”
“Ai tuoi ordini Sire”
“Quanto a te verme ho un ultima domanda. In questo villaggio ci sono Sinti?”
“Sinti? Certo che si, siamo una comunità mista che lavora e prospera senza problemi “
“Qua ti sbagli amico mio il problema esiste. Non c’è più spazio per i Sinti ad Elisianbeth, non c’è più spazio per i Sinti nel mondo”
A quelle parole il Re fece balenare nel aria una doppia enorme ascia e con un colpo mozzò di netto la testa al contadino facendola rimbalzare fino all ingresso della casa. La moglie e i figli cominciarono ad urlare come se avessero il fuoco dentro. Un gruppo di soldati si staccò per andare da loro e finirli barbaramente.
Il Re urlò forte che tutti potessero sentire l ultimo comando.
“Date ordine alle retrovie di saccheggiare e radere al suolo il villaggio, oggi non facciamo prigionieri”
La marcia del corteo riprese verso il sentiero a nord-est mentre la paura è l angoscia s
impossessò degli abitanti che cominciarono a uscire di casa come topi in cerca di un improbabile via di fuga.
La Regina uscì dal finestrino ancora una volta , osservando il corpo del contadino ancora inginocchiato ormai senza testa sentenziò.
“Hai visto si era sicuramente cacato addosso” Rise indicando il fumo che usciva dai calzoni del uomo decapitato.

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HATERS AMICI MIEI: Per una volta lo diciamo fuori dalle righe….

Europa unita, stelle brillanti sullo sfondo Blu come il cielo! … un paio di palle.. ops prima riga saltata.
Recovery Found fa esplodere la discussione tra Stati uniti sotto la bandiera Europea, anche se la realtà dei fatti ci sta insegnando Che di unità ce n’è davvero poca. Poiché si sono svegliati i Frugali! Sapete chi sono? Piccoli paesi dell’Unione che tutto sommato odiano Italia e Spagna e la Merkel che spalleggia questi ultimi. Quei paesi che nel mercato europeo versano 500 euro scarsi procapite e ne ricevono 5000 sempre procapite…. minchia però e parlano? .
Passino gli austriaci che del mondo intero hanno sempre capito poco, che se non fosse stato per i Turchi ai tempi, sarebbero una piccola regione tedesca. Anche se lo sono diventati col tempo, solo un po’ più nazisti…
Se invece incontrate uno svedese o un olandese o un danese, già così sembra una barzelletta. Semplicemente ricordategli che se le loro donne hanno e hanno sempre avuto il sorriso, lo devono a noi italiani….I tedeschi L hanno capito e guardate come vivono più rilassati…. e con questo saltano anche la seconda, la terza e la quarta riga.

Mi faccio solo una domanda, ma questi esseri superiori, hanno ben chiaro che facendo così forse stanno dando ragione ai sovranisti tanto bistrattati? Chiedo per un amico….

Torniamo al nostro bel paese? L’altra sera guardavo il Tg e una notizia in particolare ha colpito il mio interesse. Per una volta son grato che non sia per via del Coronavirus. La protesta violenta dei NoTav in val di Susa. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Anzi questa programmata e annunciata come protesta violenta. Come se questo tipo di azione sopratutto in Italia abbia mai portato riscontri. Che ci si aspetta dalle forze dell’ordine applausi e lanci di petali di Rose?

Io mi sono fatto un idea. A me pare che della Tav ai manifestanti non gli interessi proprio un cazzo, ma che sia solo uno strumento da utilizzare quando fa comodo.
Farlo pochi giorni prima del 20 Luglio è un caso? Nel giorno dove si ricordano i fatti di Genova, del G8?
Uno Stato che ha usato la mano violenta contro i manifestanti senza motivo. Estremisti che hanno usato la mano violenta contro una città e i manifestanti senza motivo.

A Genova sono morti due ragazzi, Carlo in tutti i sensi mentre manifestava a modo suo… e NO non era un ragazzo come me! Non avevo i suoi ideali e la sua “passione” e lui non aveva i miei. Non è un Martire per me, non era nella posizione di esserlo quel giorno.
Era solo un povero ragazzo, morto ammazzato senza volere.
L’altro a essere ammazzato e il giovane Carabiniere che ha sparato, nell’animo quella giornata non la dimenticherà mai. Nella Jeep di servizio tutta scassata, chiusa in un angolo, un ragazzo con un estintore in mano. La paura folle e quel maledetto grilletto!

Forse Genova dovrebbe ricordarci in memoria di Carlo e del Carabiniere, non chi incolpare e combattere, ma cosa non fare pur di evitare inutili violenze. Usando la ragione è l’intelligenza di un corteo che canta e marcia.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

X
Il gruppo si trovò davanti a uno strano scenario. Un panorama che sembrava non avere una fine, in una distesa di prati e colline verdì smeraldo. Il giorno e la notte si dividevano il cielo colorando di tonalità indescrivibili il loro incontro.
Al centro di quella visione un casale povero di eccessi, fumava dal camino come fosse un vecchio disteso con la sua pipa.
“Incantevole “ proclamò Manû che con la propria mano stretta a quella del suo amato, osservava con cura quello spettacolo.
“Dove ci troviamo Maestro” “Nel faggio naturalmente”

La voce non era del Maestro. Davanti a loro sbucato dal nulla si presentò un anziano signore. “Certo dove se no” ribatte Evelyn sarcastica.
L anziano colpi la navigatrice sulla punta del piede con il bastone che usava per reggersi in piedi.
“Piccola impertinente. La lingua pronta e veloce più della spada. Da quello che mi hai raccontato Coman lei deve essere la navigatrice”
Sorridendo il vecchio affondò un altro colpo sul altro piede, costringendo Evelyn a prostrarsi a terra dal dolore.
Abiss appena la vide a terra ebbe l impulsò di accasciarsi di fronte alla ragazza porgendoli la mano in un atto gentile. Ella lo guardò con disprezzo e in un men che non si dica si rialzò in piedi lasciando il povero Abiss a quattro zampe sotto di lei.
L elfo pacato della coppia tirò dalla manica il Lord con pacche sulla schiena per confortarlo, mentre il compagno minacciava Evelyn con gesti da rissa.
“Chissà magari ho fatto tutto questo per dare adito alla mia previsione” disse il vecchio.
Dareh vedendo che Evelyn era stata schernita da quel anziano signore sorrise di gusto. Non l aveva mai vista in difficoltà e ne stava gioendo senza nasconderlo troppo.
“Oh Benedetto ragazzo, gioire per le disgrazie altrui”.
Il vecchio era alle sue spalle. Ma come e quando era arrivato la , possibile che nessuno si fosse accorto di nulla.
La risposta a quei pensieri fu una bastonata sulla testa.
“Uno stregone? Un navigatore? Un visionario? Un Bianco . Cosa sei Benedetto ragazzo”
Gli passò la mano su braccio sinistro. Il tocco era lieve ed emanava un calore energetico.
“No, di sicuro non sei un braccio del Diavolo” Dareh massaggiandosi la testa sul punto dolente si voltò verso Manû che stava ridacchiando sotto i baffi. Sottovoce disse:
“Strano, le stesse parole usate da me” chiuse la frase con una carezza sul viso del ragazzo.
Il vecchio come nulla fosse ignorò i ragazzi e si incamminò verso il casale.
Il gruppo rimase di sasso aspettandosi chissà quale spiegazione.
“ Allora Coman vi muovete? Lo sai che lei odia aspettare”
Il maestro visibilmente divertito fece cenno con le mani come ad invitare ad accomodarsi.
Quel vecchio non era strano solo nel comportamento. Era vestito solo di un gonnellino di cuoio ricamato a dovere da quelle sembravano glifi o rune. Calzari con lacci intrecciati fino alle ginocchia. I capelli erano raccolti in una lunga treccia grigia che partiva dal centro, il resto del capo era liscio come un sasso.
Un bracciale d oro ad ogni polso chiudevano da ambedue le parti un tatuaggio di un serpente che ricopriva per intero le braccia.
L andatura pacata che conviene ad un anziano, sorretta da un lungo bastone ornato da colorate piume.
Nonostante la presunta età la pelle era tirata di un rosso terra ,lucente alla luce.
Arrivati sul uscio del casale il vecchio lanciò il bastone in aria. Con grande sorpresa di tutti esso si trasformò in una grande aquila che prima di toccare terra la videro volare veloce verso le colline in lontananza.
“Tutte le cose a noi care hanno un anima, sta a noi farle fiorire”
Sparì dietro la porta lasciandola spalancata.
All interno si ritrovarono in salone spazioso e pulito. Notarono una grande tavolata apparecchiata di stoviglie , bicchieri e brocche. Ai loro occhi si presentò un anziana signora corpulenta. Viso affabile e capelli grigi raccolti in una cipolla sopra la testa.
“Coman figliolo, sono felice che tu sia riuscito a tornare” Abbracciò il maestro con veritiero affetto.
“Benvenuti anche voi ragazzi e Gentiluomini “ distribuendo lo stesso abbraccio.
“Prego sedetevi sarete sicuramente stanchi e affamati” dicendo questo si avvicinò con aria più seria a Coman. “Se sei qui vuol dire che è tutto cominciato come previsto”
Coman si limitò ad alzare le spalle allargando le braccia.
“Oh Chua vecchio serpente a sonagli. Ritorna la voce a Coman”
L anziano già seduto su un ceppo di fianco al camino rise di gusto , tossendo il fumo di una lunga pipa.
“Va bene va bene vecchia megera” con un cenno della mano modellò il fumo formando una barca che fluttuando nel aria attraversò il salone finendo la sua corsa sul volto di Coman.
In un respiro profondo il maestro assaporò il dolce fumo al sapore di ciliegio.
“ Grazie Mio Signore” disse Coman “ Saggia Beatrix purtroppo è tutto come previsto. Tutto è cominciato”
“Per tutte le barbe degli gnomi, non mi aspettavo così presto” borbottò l anziana signora.
“Ora accomodati anche tu Coman, l’essere stanco e affamato varrà anche per te. Avremo tutto il tempo per parlarne “
Tutti e nove si sedettero attorno al tavolo, di certo si era fatto sera, anche se li il tempo non aveva una logica la giornata era stata lunga e sorprendentemente pericolosa. La stanchezza come la fame si stava facendo sentire.
“Non siate timidi e servitevi , vi sentirete meglio”
I ragazzi e Coman ringraziarono. Abiss si limitò a guardare Apricott seduto di fronte a lui. Azzardò sperando di non farsi sentire “Albert i piatti, sono vuoti”
Apricott era stupito quanto lui non seppe cosa dire.
Coman venne in aiuto dei due uomini “ dovete immaginare il cibo che a voi più vi aggrada, il piatto si riempirà di ciò che più desiderate” Abiss chiuse subito gli occhi. Davanti a lui apparve un grosso prosciutto dì cinghiale, fumante e profumato di spezie. Eccitato prese la brocca spiando al suo interno, la vide vuota. Immaginò il miglior vino del regno di Elisianbeth. Nel bicchiere mesceva quello che per lui era l elisir migliore al mondo. “Se la magia fosse collegata solo al cibo Lord Abiss Probabilmente sareste uno degli stregoni più potenti” lo scherni Coman.
Abiss si gettò a capofitto sul prosciutto afferrandolo tra le mani. Incrociò lo sguardo di Evelyn. Si diede più in fretta possibile un contegno. Cominciando ad usare le posate e a tagliare piccoli Bocconi di carne. La ragazza alzò gli occhi al cielo scuotendo la testa, scaturendo l ilarità della tavolata.
Il vecchio Chua a sorpresa si sedette direttamente sul tavolo di fronte a Apricott. Le gambe incrociate a pochi centimetri dal nobile.
“ Posso capire il tuo compagno, ma in te c’è della magia da stregone, avresti dovuto sapere”
“Mi spiace mio Signore , la mia magia non è così potente come crede il Maestro Coman”
Rispose Apricott con lo sguardo rivolto alla minestrina comparsa nel suo piatto.
“Hai ancora un gran mal di testa”
“Si…”
“ Non sono il tuo Signore o almeno non più. Comunque il tuo mal di testa è interessante Albert Apricott”
Si alzò e continuando a camminare sul tavolo andò verso la porta.
“Oggi ho voglia di una notte stellata . Vi attendo fuori dobbiamo parlare di molte cose” uscì e all improvviso un profondo buio calo al esterno del casale.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

IX

Coman si era accomodato ancora sotto l anziano faggio.
Dareh questa volta aveva preso le distanze. La daga in mano, continuava a molestare un piccolo cespuglio. Il pensiero e la preoccupazione per Manû ora erano diventati la cosa più essenziale. Più di Elfi, Lord e morti.
Mentre Abiss cercava di stare alla larga dei due elfi che avendo capito là particolare ingenuità del uomo continuavano a tormentarlo in un sadico divertimento, Albert Apricott restava in silenzio seduto su una radice di fronte al Maestro.
“Vi aspettavo in serata come d accordo. Cosa è successo”
Apricott ci mise un po’ a riordinare le idee. Ciò che era accaduto non aveva spiegazioni.
Pensava che il Maestro volesse vederlo per una delle solite lezioni e non aveva dato troppo peso al suo invito. Ora però aveva l impressione che quello strano uomo sapesse o si aspettasse tutto.
“ una normale giornata di corte si è trasformata in un inferno. Ecco cosa è successo”
“Ho bisogno di sapere Albert” Coman gli si avvicinò rimanendo in piedi davanti a lui.
“Sono stato condannato a morte per tradimento. Hanno scoperto quello che facevo con le vostre tribù “
“Mi pare non sia più rilevante ormai questo”
A quelle parole ad Apricott gli scappò un sbuffo irrisorio.
“Va avanti Albert, perché vi è necessitato l uso del cristallo”
Tenendosi la testa tra le mani l uomo iniziò a raccontare l accaduto.
“Ero in privato con Diana in una stanza segreta. Mi ha donato una via di fuga, non riusciva a vedermi morto”
Si trattenne qualche istante. Sentiva il magone salirli in gola.
“Quando mi sono congedato e stavo allontanandomi il Sovrintendente ha fatto irruzione con la guardia reale. Diana è stata presa di forza, poi non so spiegare cosa sia avvenuto. È stata sommersa da sangue e da una strana pellicola per poi rinascerne senza un lamento. Nuda. Gli occhi non erano più i suoi, credo sia morta Maestro”.
Coman rimase pensieroso ma non turbato.
“Mmmhh il Semane Ghenou. Si mio caro amico Diana potrebbe essere morta”
“ E quella che ho visto rinascere?”
“ il Semane Ghenou è un antico incantesimo, sono magie che necessitano di un patto di sangue. Ciò che hai veduto è un fantoccio, un demone. Legato a chi l ha evocato.”
Il maestro andò su e giù accomodando il mento sulla mano.
“Il Sovrintendente è sicuramente l evocatore. Ha prima inquinato la mente della Leonessa per poi farne un suo fantoccio. A quale scopo però. Comunque è sicuramente più potente di quello che pensassi”
“C’è altro maestro. Il grosso dell’esercito di Elisianbeth è al confine della Sinturia. Stanno attendendo Re Gron dal nord per poi attaccare”
“Gron ubriacone mercenario. Be con la caduta della Gilda dei Saggi come prossima mossa è quello che avrei fatto anche io. Ma perché anche le truppe di Kaalalit .
“Dio questo mal di testa” esclamò Apricott.
“Mal di testa? Albert dimmi la Regina ti ha prestato attenzione mentre subiva l incantesimo?”
“ Mi è parso per un momento che mi stesse guardando. Si”
“Interessante “

Abiss s inoltrò poco più avanti seguendo dei cespugli di more. Il suo sempre agguerrito appetito lo stava tormentando. Si ritrovò da solo, finalmente era riuscito a seminare quei maledetti elfi.
Udì un frastuono di rami spezzati, alzò lo sguardo e vide due figure a breve distanza cadere a peso morto sul terreno a pochi metri da lui. Cercò di mettere a fuoco i soggetti.mentre allungava il collo una ragazza gli piombò davanti. Cadde leggiadra ed elegante sulle gambe. Rimase bloccato da tanta bellezza.
La ragazza estrasse velocemente un pugnale dalla cintola puntandolo alla gola di Abiss.
“Chi sei “ Disse
“Bellissima”
“Chi sei ho chiesto” urlò Evelyn di rabbia.
“Mi, mi chiamo Abiss Lord”
“Abiss Lord?” Premette il pugnale con più forza.
“Lord, Lord Abiss di Elisianbeth “
“Un Elisian. Cosa ci fai qui”
“Io,io ecco….” Abiss gettò le more raccolte sul viso della donna. Sperando in una patetica confusione cercò di tornare da gli altri correndo sulle sue piccole gambe.
Evelyn sbuffò irritata pulendosi il volto e si mise a ricorrere quel paffutello damerino.
“Albeeeert,Maeestro” urlò Abiss
Evelyn stanca di correre raccolse un sasso da terra, prese la mira e lanciò alla testa del Lord.
In un vortice grigio improvviso un uomo alto da gli occhi azzurri ghiaccio e i capelli lunghi e biondi con le orecchie a punta. Si parò tra il sasso e Abiss . La corazza dorata attutì il colpo. L uomo estrasse una sciabola con strane incisioni sulla lama.
“Fermò” si sentì urlare.
Coman arrivò di corsa seguito da Dareh e Apricott. Si rivolse a quello strano personaggio comparso dal nulla.
“Ora calmo, è amica”
Il cavaliere scomparve all istante , tramutandosi in un essere grigio e piccolo, con le orecchie a punta e il mento allungato.
“Lord Abiss credo ti sia fatto un amico. Addirittura la trasfigurazione “
Abiss assunse un aria fiera. Anche se per tutti i presenti era chiaro che anche lui non avesse capito nulla.
“Evelyn che gioia rivederti” continuò il maestro.
“Maestro per una volta vale anche per me”
“Sola?”
Dareh fremeva e guardava con ansia la giovane Eiyu.
“No ci siamo tutti. Ometto la tua dolce metà starà vomitando l anima. Non ha mai voluto esercitarsi con il teletrasporto “
Dareh corse veloce verso Evelyn superandola senza darle retta.
“Comunque sto bene anche io, razza di bifolco”
Coman abbracciò Evelyn.
“ sei una grande Navigatrice “
“ E combattente” aggiunse lei.
“Maestro il ciondolo mi spiace”
“Dopo, dopo cara ragazza ora dobbiamo andare”
Manû si stava pulendo la bocca con il dorso della mano quando lo vide arrivare.
Gli si buttò addosso piangendo. Incominciò a baciarlo senza smettere un attimo. Dareh! Il suo Dareh.
“Scusate non vorrei interrompere “
“David” Dareh dalla felicità abbracciò anche lui.
“Non vorrai baciare anche me spero”
“Grazie capitano, grazie”
“Dovrai ringraziare anche Evelyn” disse Manû.
“Lo farò “
“Davvero?”
“No”
“Fallo è stata grande”
Dareh la guardò. La strinse ancora a se e la baciò.

Arrivò Apricott a interrompere quel momento tanto romantico.
“Il maestro ci attende tutti davanti al faggio”
“Chi è “ chiese David.
“Ancora non ho capito bene. Un lord di Elisianbeth, un conoscente del maestro”
“Bene ora che ci siamo tutti possiamo andare”
“Dove “ chiese Dareh.
“Dove ci saranno le risposte alle vostre domande”
Coman si avvicinò al vecchio faggio.
“Forza entrate dentro l albero”
Tutti lo guardarono stupiti.
“Ancora vi fate domande su Coman?”
Evelyn guardò tutti e si avvicinò al tronco. “Maledetto Sinto”
Fece un passo e sparì.
A uno a uno ancora perplessi si avvicinarono gli altri.
“Lord Abiss, Manû. State tranquilli non è teletrasporto “
Ridacchio il maestro. Ora erano entrati tutti.
Coman si voltò verso il bosco. Due occhi rossi lo fissavano. “Sei arrivato di nuovo tardi”
Entrò nel faggio che sparì alla vista, mentre un dardo infuocato attraversava la materia esplodendo in un incendio.

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

VIII

Coman e Dareh si addentrarono nel bosco nella direzione da dove erano sbucati i Bianchi.
Dareh seguiva il maestro a breve distanza senza proferire parola.
Osservava l anziano Eiyu. La sua calma in ogni gesto tra i rami e rovi, la delicatezza del passo sulle foglie cadute. La naturalezza nel assaporare quel silenzio assordante privo di ogni logica umana.
Coman si arrestò davanti a un faggio dal tronco bianco che Dareh riconobbe subito nello stesso albero a lui comparso nella radura.
Il Maestro si sedette sul sottobosco appoggiando schiena e spalle al vecchio tronco. Dopo un lungo respiro fece cenno al ragazzo di accomodarsi al suo fianco. Dareh accettò, si sedette e cinse in modo infantile le braccia intorno alle gambe raccolte.
“Ragazzo mio ancora pochi istanti e avrai le tue meritate risposte”
“Va bene Maestro. cosa aspettiamo”
“Chi aspettiamo vorrai dire”
Sorrise allo stupore di Dareh. Chiuse gli occhi come a riposare.
Alle loro spalle si sentì un tonfo e il rumore di rami spezzati. Dareh scattò in avanti , la daga in mano pronta.
Dietro di lui Coman gli appoggiò la mano sul braccio armato.
“Non essere avventato aspetta”
Fece un lungo fischio, leggero e soave.
Dalla sua veste uscirono due figure grigie, potevano arrivargli massimo alle ginocchia. Le orecchie a punta e il mento allungato.
Non erano reali pensò Dareh mentre li fissava con stupore.
“Maestro ma quelli sono…”
“Elfi”
“Elfi, allora..”
“Esistono”
I due Elfi cominciarono a stuzzicarsi tra di loro finché uno non si rivolse a Dareh pronunciando in una lingua incomprensibile qualcosa che sembrava ostile.
“Calma” intervenne il maestro
“Andate a vedere chi è arrivato e tu” indicando l Elfo su di giri.
“Mi raccomando mantieni la calma”
L Elfo brontolò mostrando il pugno a Coman per poi avviarsi saltellando tra una radice e l altra con il compagno.
“Hanno un carattere avverso avvolte ma sono dei bravi ragazzi in fondo”
Dareh riuscì a fare solo un cenno col capo ancora senza parole per quello che aveva visto.
Non si poteva parlare di atterraggio ma di una vera e propria caduta. E per niente piacevole soprattutto per il fatto che Abiss atterrò con tutto il suo peso su di lui.
Lo stesso grassoccio Lord ci mise un po’ ad alzarsi per liberare Albert Apricott da quella stretta soffocante.
I due ancóra intontiti si misero sulle gambe tremolanti.
“Come ti senti” chiese Abiss.
“Diana” fu l unico pensiero che riuscì a formulare in quel momento.
“Già la Regina, era nuda”
“Abiss cinghiale troppo cresciuto è l unica cosa che hai notato?”
“Ma era nuda ti sembra normale?”
Apricott alzò gli occhi al cielo.
“Tutto questo ti sembra normale?”
Si guardò in giro. Aveva un cerchio alla testa insopportabile, diede la colpa a quel cristallo infernale e alla sua magia.
“Secondo te dove siamo Abiss”
“In un bosco”
“Questo lo vedo anche io”
Si allontanò qualche metro per cercare un punto di riferimento.
Abiss pensò a pulirsi la veste nera dal fogliame quando all improvviso un rumore di passi catturò la sua attenzione . Due mostriciattoli grigi si stavano dirigendo verso di lui.
Abiss era una persona intelligente e dotata, sicuramente non era ricordato per il suo coraggio.
Terrorizzato cominciò a indietreggiare chiamando a gran voce il compagno.
“Albert, Albert”
“Fai un attimo silenzio Abiss devo concentrarmi” “Albert guarda”
Apricott si voltò per redarguire l amico quando le parole gli si fermarono in gola.
“Cosa Diavolo sono “
“Non ne ho idea ma sono orribili”
I due indietreggiarono mentre le due creature non curanti avanzavano.
D un tratto Abiss scivolò sulle foglie umide ruzzolando tra le radici degli alberi, trovandosi con la pancia in su.
I due presunti assalitori con tre balzi agili e veloci gli furono subito addosso.
Ora Abiss ne aveva uno per lato della testa, sentiva crescere in lui una crisi isterica. Cominciò ad urlare e piangere.
Mentre uno dei due pareva ridere di gusto a quella scena non fece caso ad Apricott che corse in aiuto del amico cogliendo l aggressione di sorpresa. Sferrò un calcio con tutta la forza che aveva.
Quest ultimo fece un volo di qualche metro atterrando sulle ginocchia in un lamentarsi di versi.
L altro essere fece cenno con le mani come per calmare l uomo. Apricott tentennò nel colpirlo e come se quello strano mostriciattolo volesse comunicarli qualcosa.
All improvviso un urlò agghiacciante proveniente dal essere colpito distolse l attenzione di Apricott. Il maledetto si era ripreso in fretta , con un balzo si gettò verso il Lord con la bocca spalancata e la fila di denti aguzzi e fitti in bella mostra.
Alle sue spalle una mano veloce intervenne. Prese al volo la bestiaccia per il collo cominciando a sballottolarla a destra e manca. “Ti avevo detto di restare calmo stupido Elfo” “Elfo?”
“Si, creature curiose non credi?. Ben arrivati signori”
“Maestro Coman” Apricott fu sollevato nel vederlo. Con un gesto Pacifico della mano Coman li diede un segno di conforto.
“Abiss stavi riposando?come è andato il viaggio” Abiss si rialzò a fatica, era già la seconda volta quel giorno.
“Tutto bene Maestro grazie”
“Sicuro Lord Abiss? Ti vedo alquanto pallido” “Sinceramente, in realtà…”
Si piegò in avanti e vomito sugli stivali di Apricott.
“Abiss buon Dio, che schifo”
Il Maestro rise di gusto.
“Albert purtroppo è uno degli effetti del teletrasporto “
“Scusa Albert” disse Abiss mentre riprendeva colore.
“Dareh, vieni qui” chiamò Coman.
“Lui è un Eiyu , ancora un cadetto per il momento. Ragazzo loro due sono Lord Apricott e Lord Abiss di Elisianbeth. Per ora vi basti questo”
I presentati si salutarono con un cenno del capo ancora schivi è ancora all insaputa di ciò che stava accadendo.
“Ora andiamo, aspettiamo gli ultimi. Poi dovremmo muoverci in fretta. Non è sicuro restare qui.

HATERS AMICI MIEI

Ora Tocca a noi… E come chiuderebbe Amleto, “Questo è il Problema “

Come sempre ormai negli ultimi anni Luglio è il mese dove l’Estate esplode in tutta la sua forza, cioè Caldo Torrido e Zanzare!
Non temete arriverà anche Agosto con le sue piogge torrenziali a coglierci di sorpresa, perché noi abitudinari testardi partiremo in villeggiatura proprio in quei giorni.
Anche se l’Estate 2020 non è la solita stagione di abbronzatura e amori in spiaggia, già le note e funeste gesta del Covid hanno e continuano a cambiare le nostre amate abitudini.
Continua sopratutto, poiché al contrario di quello che dice la comunità scientifica (italiana) il virus nel mondo Non è sparito e sopratutto non è scomparsa la sua carica virale. Sebbene in Europa la cosa pare al momento sotto controllo, nel continente Americano come in quello Asiatico i numeri stanno raggiungendo cifre assurde!

L’unico a proclamare una una giusta dose di calma, proponendo lo stato di emergenza fino al 31 Dicembre, è il Premier Conte. Assalito in tutti i sensi dalle opposizioni, ma anche da quella finta maggiaronza che abbiamo al governo. Pensate che perfino la Lombardia ha deciso di togliere l’obbligo delle mascherine…all’esterno… mi raccomando!

Ciò che però contesto, sono le modalità. Insomma giusto imparare a convivere con questo virus, giusto proclamare calma. Poi però riapriamo a sbarchi clandestini, non tanto per gli sbarchi di per se, ma quanto alla filiera di controlli ed eventuali quarantene che sistematicamente saltano. A pari merito la stessa questione va segnalata per il turismo proveniente dai paesi esteri. Stesse modalità… un po’ lascive…..

Però, però ora non è il momento. Adesso c’è da pensare al lodo Benetton e ad Autostrade. Dal più grande al più piccolo, tutti ci si stanno buttando a capofitto.
Tanto i calcetti gli abbiamo riaperti, le discoteche quasi e la scuola? Va be c’è tempo mica è IMPORTANTE!

Adesso tocca davvero a noi Signori. A meno che qualcuno non abbia nostalgia delle belle cantate dai balconi…..

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

VII

Buio e odore di muffa. I cunicoli dei sotterranei non potevano offrire uno scenario differente.
Entrarci era stato alquanto semplice. Mentre Evelyn teneva occupati gli ultimi Bianchi, David usando quella poca magia non intaccata dal alito del Diavolo creò una apertura sulla pavimentazione. Una volta dentro la fecero saltare.
I sotterranei erano cunicoli e volte districati per tutta la cittadella. Erano tanto stretti da dover costringere i ragazzi a procedere in fila. Manû guidava il gruppetto andando spedita e sicura.
“Manû come fai a essere certa di dove sei diretta”
Gli chiese David
Evelyn ridendo rispose per l amica.
“Chissà quante volte con Dareh ha percorso queste vie”
La giovane navigatrice ebbe giusto il tempo dì abbassarsi per evitare la sfilettava di energia lanciata da Manû.
“Nervosetta. Comunque dove ci stai portando”
“Siamo arrivati”
Manû si fermò in un piccolo spiazzo dove le volte formavano un piccolo incrocio a quattro vie.
“Quale cunicoli prendiamo ora” chiese David mentre controllava con circospezione le entrate.
“Nessuna siamo sotto il refettorio del Accademia”
“Siamo sotto l Accademia ?” Disse Evelyn guardando verso l alto.
“David intese le intenzioni di Manû.
“Ma certo il refettorio è collegato con le mura della cittadella. La vetrata sud affaccia direttamente sul bosco di faggi.”
“Esatto, con Dareh usavamo spesso questa via” con un gesto della mano la strega aprì nella parete quello che sembravo un antro, la luce del sole innondó i ragazzi.
“Quindi” prendendo la parola Evelyn. “Noi usciamo da questa via di fuga e dopo?”
“Tu con il tuo teletrasporto ci porti via da qui”
“E per andare dove” chiese Evelyn.
Manû fece spallucce a questo non aveva pensato.
“Credo di avere la soluzione a questo” le interruppe il ragazzo .
“Il maestro mi ha mandato qua per una piccola missione. Una volta fatto avevo l ordine di recuperarvi e allontanarci dalla cittadella.”
Mostrò un cristallo di luce bianca che stringeva in un pugno.
Evelyn rimase di sasso. “Un ponte di cristallo”
Manû guardò quello strano oggetto con curiosità. L amica la tirò per un braccio.
“Non essere troppo ammaliata. È un oggetto di magia antica che ha un prezzo salato da pagare”
I ponti di cristallo erano passaggi rapidi e veloci. Il cristallo veniva riempito di arte magica del teletrasporto. Una volta frantumato il cristallo l arte navigatrice fluiva nello spazio e nel tempo arrivando a destinazione.
Quello che Evelyn sapeva al contrario dei compagni e che l arte magica veniva estratta direttamente dai navigatori. Più ne veniva estratta dal soggetto più quest’ultimo si indeboliva fino ad arrivare alla morte.
In un passato remoto molti navigatori vennero perseguitati per i ponti di cristallo.
“Va bene che aspettiamo allora”
“Aspetta il maestro aveva a dato anche a me una missione” Evelyn tornò a guardare verso l alto.
Manû diede un colpetto all amica. “Allora?”
“Dovevo prendere un ciondolo”
“Un ciondolo?”
“Si, in camera tua”
“Cosa?”
“Sentite ragazze è così importante recuperarlo? Non credo sia salutare entrare nel Accademia ora”
“Lo era per Coman” disse a denti stretti Evelyn.
“ va bene, dobbiamo restare uniti e in contatto mentre frantumiamo il cristallo”
Evelyn abbracciò a se Manû cingendola forte per i fianchi.
“David tieniti pronto quando salteremo fuori frantuma il cristallo”
Saltrono fuori usando il passaggio dei due amanti, la luce del sole li inghiottì, una luce accecante. Poi il nulla.

HATERS AMICI MIEI: Certi Amori Ritirnano…

C’è quella strana sensazione, quella voglia di urlare alla vittoria. La tenacia di dover uscire per forza da questa Epidemia in ogni modo. È chiaro che il nostro modo di pensare e di agire sia stato sconvolto nei fatti e nelle azioni di tutti i giorni. Intanto il Virus, incurante bussa alle nostre porte. “Ehi guardate che io ci sono ancora.” Dura da digerire, forse talmente tanto che la soluzione migliore è girargli le spalle e far finta di nulla….

Cosi come per incanto, tornano a bomba vecchi “Amori e scontri” che caratterizzano il nostro medio pensiero nazionale. Già perché quelle che sembravano felici Unioni, (strane) ora (ri)- cominciano a vomitarsi addosso di tutto. Ma tanto noi “mediani” abbiamo altro a cui pensare, magari capire dove andare in vacanza….

C’è un Zingaretti che attacca proprio tutti. Puntando il dito sul centro destra , reo di essere un regime Nazi-Fascista. Storia ormai che stufa, certi fantasmi vengono rispolverati solo per far propaganda, per far smuovere quelle menti ancora legate a filo doppio a eroici partigiani ecc ecc (che poi …). C’è sicuramente una stupidità di pochi a destra, ma arrivare a etichettarli fascisti sembra esagerato. Anche perché se poi difendi Regimi tipo in Venezuela sei davvero così tanto distante da chi additi con tanta foga? Certo che la sinistra italiana sta avendo la sua Primavera araba, nell’attacco mediatico finiscono dentro anche i Pentastellati, ormai per molti scomparsi e addirittura il Premier Conte con il suo “Governo Immobile”.
Più che Zingaretti mi è sembrato un Salvini senza barba…(anche se forse, l’unica differenza è proprio la barba)

Tutto mentre il centro Destra continua nel suo tentativo di sfondare con il “palco”. Accusando la sinistra di far affondare il paese. Mentre anche per loro Conte è il suo “Governo Immobile” dovrebbe cadere al più presto. Portatore della giusta rabbia è stata scelta la Giorgina, con la sua femminilità ormai persa in antri oscuri.
Più che Meloni, mi sembrava un Zingaretti senza tette.

A dire la verità sembra di stare in una vera e propria campagna elettorale. Dove chi ambisce al potere sta dando per scontato la vita quotidiana, con i rischi annessi del proprio popolo. Dando piccoli contentini, come il calcio o le vacanze. Mentre i piccoli fuocolai del Virus aumentano, ma tanto sono piccoli! (Anche Lodi era piccolino).

Proprio vero certi amori ritornano, più forti di prima… nella loro stupidità!

IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

V
Il silenzio era piombato sulla radura. Dareh si sentiva soffocare dal imbarazzo.
Coman gli si avvicinò con calma confortevole. “Maestro ognuno di voi precettori ci ha sempre messo in guardia su eventuali legami sentimentali tra noi Eiyu, ma è sempre stato un consiglio non una regola.”
Il ragazzo riuscì ad alzare lo sguardo “ io ho scelto di seguire il vostro consiglio, ciò di seguire quello che provavo dentro di me”
“ Dareh, non ho mai visto come un ostacolo i legami sentimentali. Il vostro amore ha radici ben più profonde di quello che pensi”
Il ragazzo sorpreso da quella risposta ora guardava il suo maestro con dichiarata
incoscienza, cercava in quella figura tanto pacata una risposta a quelle strane parole.
“Ahahaha Dareh la comprensione di tutto arriverà a tempo debito, ora preparati”
Coman si girò verso la sponda opposta del laghetto, da dietro il bosco di faggi una ventina di Bianchi spuntarono con le loro uniformi. Tra quella marmaglia si fece largo la figura del Maestro Aron, bellicoso stregone del Nord. “Coman di Drak per ordine dei sei arrenditi, seguimi nella cittadella vivo o morto”
Dareh a quelle parole si sentì il cuore in gola. Guardò attonito è preoccupato Coman che da par suo osservava il corteo con calma e sicurezza. “Aron tutto d’un tratto sono diventato così importante per la Gilda”
Si voltò verso il ragazzo, uno spasmo di una frazione di secondo investi la figura del maestro, Dareh capì al volo che Coman era già lì in mezzo ai soldati.
Come previsto l immagine al suo fianco scomparve “Mi spiace piccola capra del Nord ma rifiuto l invito”
Filamenti di edera si estesero dal corpo di Coman andando a toccare i soldati che caddero all istante tramortiti.
Aron cerco di ribellarsi ma un grosso serpente di rami e foglie lo aveva stretto tra le sue spire sollevandolo tra due faggi. “Che tu sia maledetto Sinto” riuscì a pronunciarle
“Qui finisce la storia del vile Eiyu del nord, il bellicoso”
“La traccia, non sfuggirai ti troveranno” “Traccia?” Il maestro Coman sollevò la manica sinistra , una lunga e profonda cicatrice aveva preso il posto del tatuaggio di sangue.
“Addio Aron che i tuoi avi possano perdonare i tuoi vili atti su questa terra”
A quelle parole il corpo di Aron scomparve completamente tra le spire senza più un lamento. “ andiamo Dareh ne arriveranno altri”
“Maestro ma cosa sta succedendo”
“Non ora ragazzo andiamo”
“Manû…”
“Se tutto è andato a dovere ci raggiungerà “
Si fermò guardò il ragazzo e con sguardo severo gli disse.
“ Guarda quei soldati, conoscevo la maggior parte di loro e ho dovuto ucciderli. Dareh quelli che prima erano tuoi compagni ora probabilmente sono tuoi nemici, faranno di tutto per ucciderti. Ora andiamo”

VI
Apricott attendeva in piedi in quello che doveva essere un salottino per gli affari privati della Regina. Non c erano sedie o divani solo un seggio molto regale e ben ornato poggiato su una
pedana a due scalini.
Le tre finestre presenti erano ben coperte da tende rosse ricamate in oro, scostando una di queste il Lord guardò in basso verso i giardini reali, immaginò che agli incontri in quella stanza non erano graditi occhi indiscreti.
Aveva avuto del tempo per poter riflettere come si fosse cacciato in quella situazione.
La sua ansia non era dovuta all imminente incontro con la sovrana , sapeva come trattarla e affrontarla. Piuttosto erano state le parole sussurrate dal Sovrintendente a gettarlo nello sconforto.
I suoi pensieri come porre a protezione, gli fecero ricordare il defunto padre. Le parole della Leonessa erano state chiare e dure, con tutta la
corte presente, Apricott pensava che il genitore non meritasse quel infamia.
Udì dei passi avvicinarsi, guardò verso le quattro porte che si affacciavano sulla stanza. Una sicuramente era collegata alle stanze personali della Regina, le atre tre a chissà quali labirinti del castello.
Una delle due porte centrali si spalancò, Apricott intravide il letto a baldacchino in oro massiccio. Gli si parò davanti una scena che se non fosse per la situazione delicata si poteva giudicare alquanto comica. Diana Cole cambiata d abito indossava una lunga gonna bianca , la campana era sparita s intravedevano i polpacci lisci e definiti. Nessun corpetto ma una canotta in pizzo senza maniche , risaltava il seno ancora sodo e pieno.
Capelli sciolti correvano lungo tutta la schiena. Dietro di lei una servitrice abbastanza anziana cercava di farle indossare almeno un copri spalle. Apricott non poté non sorridere.
“Ora ferma” dichiarò con veemenza la Regina. “Sono apposto così, grazie”
“Ma mia signora siete… c’è ..”
“Lord Apricott non è uomo da scandalizzarsi “
Il nobile fece una lunga riverenza alla governate come a suggellare le parole della Sovrana.
La porta della stanza venne chiusa, ora Diana Cole e Apricott erano soli.
“Maestà “
“Silenzio, ancora un attimo”
Diana si avvicinò alla parete opposta, tasto con forza un incastro di legno sotto un grade ritratto di chissà quale avo. Dal muro si udì uno spiffero d aria, con il rumore di un ingranaggio la parete divenne la porta di una stanza segreta. La Regina vi si lanciò all interno, Apricott ancora diffidente la seguì.
La stanza era naturalmente ceca ne porte e ne finestre, solo un tavolino e due sedie.
Diana si accomodò versandosi quello che doveva essere Cherry.
“Si accomodi Lord Apricott, beva qualcosa” “Preferisco restare in piedi mia Signora”
“Come preferisce”
“Perché sono qui Maestà “
“Lei è stato condannato a morte”
“ che cosa? Per una futile discussione?”
“Per tradimento alla corona”
“Tradimento?”
“Le tribù Sinte, sappiamo tutto”
Apricott non si sentii spaventato, ora era furioso. “Oh andiamo Diana neanche tu hai il potere di condannare a morte. Invocherei il giudizio dei Saggi”
“Lord Apricott ora ci diamo del tu?”
“Diana”
“Sei stato condannato a morte, suona meglio?” Apricott cominciò ad andare su e giù per la stanza sempre più nervoso
“Ah per conoscenza il consiglio dei Saggi non esiste più, ora rispondono solo a me”
Il nobile si fermò di colpo, guardò la Regina non riuscì a pronunciare una sillaba.
“In questo momento nella cittadella è in corso una rivoluzione. I sei hanno abdicato in favore di Elisianbeth. Chi fosse contrario verrà ucciso, braccato e poi ucciso”
“ il maestro aveva ragione”
“Di chi parli, chi aveva ragione”
Apricott guardò la Regina ora con disprezzo. “Diana come hai potuto. Tu, tu non sei questa a che scopo tutto ciò “
“Albert non lo so più. Mi venne proposto un poter superiore , uno scettro antico con poteri superiori addirittura al Patrono. Poi tutto divenne sempre più caotico questa macchina da guerra si mise in moto e tutto divenne nebbioso. La maggior parte del tempo mi sento come ubriaca, a volte non mi sembro neppure più io”
“A quale prezzo Diana”
“Una volta che il Settimo Regno si unirà per sua volontà a noi attaccheremo la Sinturia. E via via le altre nazioni. Gron con il suo esercito del Nord si sta già muovendo al confine est per unirsi alle nostre truppe.”
Apricott si sedette come sfinito.
“”Albert sei stato condannato a morte”
Albert Apricott si destò per un momento da quel incubo.
“Diana da quanto ci conosciamo “
“Siamo segretamente cresciuti insieme per volere di mio padre Re Edoardo”
“Io so che non vuoi tutto questo Diana, non volevi neanche il tuo trono”
“Lo volevo dividere con te il mio trono se non fosse stato per tuo padre”
“Mio padre ha agito per il bene del regno”
“Ha tradito Albert, la sua colpa è stata riconosciuta dai saggi”
“Si sono rivelati per quello che sono, meschini” “La mia è stata una maledizione Albert. Dopo il tuo allontanamento, tutto l amore è andato perduto”
“Diana io, cosa vuoi che ti dica cosa vuoi che faccia”
“Albert scappa, fuggi via. Il mio cuore non sopporterebbe la tua morte, il mio amore per te mi ucciderebbe”
La Regina comincio un pianto incontrollato.
“ ho convocato Abiss nelle mie stanze so che siete amici potrebbe aiutarti a sparire”
“Si, credo di sì”
Apricott si avvicinò a Diana.
“ dopo tutto questo tempo quindi mi ami ancora” I singhiozzi di Diana aumentarono.
“Si”
Il nobile apri il palmo della mano destra. Il Leone simbolo della casata Cole era tatuato indelebile.
Apricott si chinò sulla Regina la bacio tra le lacrime di lei.
“Tornerò da te Diana”
Fece per uscire quando nella stanza d’origine una forte esplosione lo investì facendolo sbattere contro la porta della stanza di Diana.
Aprì gli occhi a fatica , riuscì a intravedere il Sovrintendente entrare nella stanza segreta mentre tre soldati gli puntarono contro le lance tipiche della guardia reale.
Vide il Sovrintendente trascinare per i capelli Diana lasciarla in mezzo alla stanza. Per un attimo i loro sguardi incrociarono. Il misterioso vecchio pronunciò frasi in una lingua a lui sconosciuta.
Quello che vide fu terrificante. La Regina cominciò ad urlare dal dolore mentre si contorceva su sé stessa. Le grida sempre più forti mettevano i brividi.
Il corpo della poveretta venne ricoperto di sangue, per poi diventare una strana pellicola che avvolse ogni centimetro della Leonessa. Come in un parto quella placenta si aprì e uscì di nuovo la Sovrana silenziosa e calma nella sua nudità.
Gli occhi, gli occhi erano morti.
Si alzò per inginocchiarsi e baciare la mano del Sovrintendente.
Apricott rimase basito. Ora tutti gli sguardi erano rivolti a lui. Pensò che fosse finita.
Un altra esplosione lo colse di sorpresa, questa volta alle sue spalle. Si sentì prendere di peso e trascinare. Fece in tempo a vedere Abiss. Stringeva un cristallo che emanava una forte luce, lo ruppe. Poi il nulla!


IL BRACCIO DEL DIAVOLO

Le Tre Chiavi

IV
“Manû ricordi di essere una strega?”
Lo scontro era furente, a terra giacevano soldati trafitti. Evelyn era abile con la spada e Manû altrettanto nel corpo a corpo
“Cosa vuoi che faccia? Ucciderli tutti? Sto combattendo con uno che conosco e che ha figli” “Oh la bontà degli Stregoni, chiedi se t inviterà a cena o se preferisce ucciderti ora”
“ il teletrasporto “
“Troppo rischioso, se l allarme è scattato finiremmo a brandelli”
Manû aveva ancora pensieri confusi, una giornata come le altre Si era trasformata in un inferno e lei non sapeva il perché. Dareh, lei ora voleva solo Dareh.
“Evelyn attaccati a me”
“Oh finalmente “
Manû alzò le mani di colpo un muro di terra e fango avvolse le due donne creando una stanza isolata tra loro e i soldati.
“Davvero?terra e fango?”
“È la prima cosa che mi è venuta in mente”
“Una qualsiasi cosa che possa portare morte e farci salvare. No terra e fango”
Manû assunse un espressione da cucciolo bastonato
“Dai non è nulla riprenditi. Ragioniamo” disse Evelyn rincuorando l amica
Nel mentre una leggera coltre giallastra stava penetrando nella stanza, l odore forte di zolfo. “Evelyn , pozione anti magia , l alito del Diavolo”
“ Buon Dio non ci danno il tempo di respirare un attimo, se oggi morirò maledico il maestro Coman”
La terra incominciò a sbriciolarsi, incominciavano a vedersi mani che cercavano di afferrare e spade di colpire attraverso le fessure che piano piano andavano a formarsi.
D improvviso una esplosione all interno del rifugio fece schizzare terra in faccia a Evelyn, la parete di fronte alle ragazze era ora disintegrata. Un uomo dai capelli scuri e legati stava tra loro e i pochi soldati rimasti.
Evelyn infastidita mentre si toglieva la terra dal volto colpì con l elsa della sua spada la spalla del uomo.
“David Stregone da circo, dovevi per forza un entrata tanto scenica”
“ non hai gradito? Almeno così ne ho sistemati un po’ “
“Quanto c hai messo”
“Non hai ricevuto il mio messaggio?”
“Si ma era già troppo tardi”
“Idee per portarci via da qui?”
“Veramente confidavo nel vostro istinto di donna”
“Cialtrone di uno Stregone, pensa Evelyn pensa” Manû si era messa due passi indietro rispetto ai due improvvisati compagni. Era ancora tutto così confuso. Aveva passato gli ultimi cinque anni nella cittadella, rispettata e temuta come conveniva ad un Eiyu, anche se in forma di cadetto. Ora tutto questo la stava attaccando, gli si stava ribellando contro.
“Manû “ la interruppe David ”pensa anche tu a come andar via, stanno arrivando troppi Bianchi “ Evelyn la fissò qualche istante, abbozzò un sorriso ironico, Manû teneva molto a quella scontrosa navigatrice, rampolla di una famiglia di Elisianbeth ma non gli erano mai andati giù quei sorrisetti e sguardi che le davano del incapace. “Forse mi è venuta un idea ragazzi”
David ed Evelyn la guardarono troppo stupiti, ma valutarono la situazione.
“Ti ascolto “ disse Evelyn
“Sappiamo che le difese della città sono scattate, non possiamo usare il teletrasporto e la magia è complicata da usare”
Si rivolse a David con un certa sicurezza “Durante una lezione con il maestro Coman dove eri presente anche tu, ci venne spiegato che non tutta la cittadella viene coperta dalle difese” “Certo , la cattedrale di Santo Stefano perché ha tutti i passaggi per un eventuale fuga e la camera segreta del Patrono ma ignoro la sua funzione. Ma una non sappiamo dove sia e la cattedrale sarà sicuramente ben pattugliata “
“E….”
“I sotterranei , sei un genio piccola strega” urlò Evelyn soddisfatta.